Come già detto in precedenza descrivere le tecniche manuali è arduo e troppo complesso. Però è bene ricordare come questo mondo terapeutico è di fatto per certi versi oramai antico, risale all’inizio del 1900 negli USA. D’altro canto è bene ricordare anche che è talmente ampio che non basterebbe un trattato per descriverlo solamente in parte. La Terapia Manuale insegnata nei Master Universitari italiani e l’Osteopatia, insegnata nelle scuole apposite (in via di riconoscimento giuridico) rappresentano nel loro complesso appunto “un mondo terapeutico” molto analitico e specifico per ogni campo di competenza nel trattamento delle parti molli del sistema scheletrico, viscerale e cranio-sacrale.
E’ appunto un’insieme variegato di tipologie di tecniche diverse per approccio manuale oltre che applicabili nei vari distretti del corpo. La formazione tecnica non è soltanto un mero insegnamento di pratiche manuali ma anche una complessa capacità di ascolto dei tessuti che indirizzano il terapeuta alla scelta del gesto tecnico più adatto a quel paziente, per quel distretto, per quel momento. Approccio che mai può essere standardizzato in mere descrizioni di pratiche manuali che non avrebbero mai i crismi del termine “terapeutico”.
D’altra parte che senso avrebbero anni e anni di formazione postlaurea?
Tre sono i campi di competenza della Terapia Manuale e dell’Osteopatia:
- strutturale ( muscoli, tessuti molli delle articolazioni, fasce muscolari),
- viscerale ( trattamento della struttura degli organi stessi),
- cranio-sacrale ( trattamento con tecniche specifiche molto soft sul cranio, sul sacro e pure su tutto il corpo)
- In sostanza si trattano i tessuti molli che per varie problematiche hanno perso elasticità , il trattamento tende a recuperare più elasticità possibile nella filosofia che, in tutti i distretti corporei, “Il movimento è vita, la vita è movimento”